sabato 4 dicembre 2021

Seguire un'elezione presidenziale, cinquant'anni fa

 

Nel dicembre 1971, come in questi giorni, si parlava dell'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Terminavano i giorni della presidenza Saragat, il presidente del centro-sinistra, in un'Italia percorsa dalle dimostrazioni e dall'inizio della stagione della violenza politica. Ma non è di questo che vogliamo parlare. Piuttosto, descrivere com'era diverso seguire quell'elezione.

Era, quella dei primi anni settanta, un'Italia dove la radio e la televisione erano una esclusività RAI, dove l'informazione politica era centellinata e controllata dal partito di maggioranza relativa, la Democrazia Cristiana. Ma era soprattutto un'informazione che, soprattutto per quanto riguarda la politica interna, era limitata ai comunicati ufficiali e alle dichiarazioni dei leader del momento.

Certamente, c'erano i giornali, delle varie tendenze, c'erano i giornali di partito, c'erano i bollettini ciclostilati dei gruppi e gruppuscoli politici. Chi voleva essere informato lo era. Ma, giustamente, a volte per informarsi ci voleva il suo tempo.

Nel 1971 chi scrive queste righe aveva diciott'anni, frequentava il liceo e, come era comune a quei tempi, era molto interessato alla politica. Leggeva il giornale che papà portava a casa, ascoltava la radio, a volte guardava il telegiornale, leggeva perfino un settimanale politico. Si riteneva informato.

Poi, nel dicembre 1971, il Parlamento in seduta comune iniziò le votazioni. La televisione trasmetteva le lunghissime sedute, gli altrettanti lunghi spogli, ma questo allo studente interessava poco. Comprendeva che prima delle elezioni venivano le trattative, gli incontri, le dichiarazioni più o meno ufficiali, che la televisione di Stato non riportava. Il giornale che papà portava la sera aveva ottime cronache, Vittorio Gorresio ogni giorno vi scriveva articoli che in seguito sarebbero stati considerati una lezione di giornalismo. Ma arrivavano a casa la sera, cioè quando ormai un'altra giornata era trascorsa e quelle cronache erano state superate dagli avvenimenti della nuova giornata. C'erano, è vero, i giornali della sera, ma non era abitudine comprarli, e poi si trattava di giornali dove la cronaca, meglio se nera, aveva sempre la prevalenza sulla politica.

Lo studente diciottenne però aveva una risorsa che nel 1971 aveva ancora una sua frequenza d'uso, una vecchia radio a valvole. E tutte le sere, alle sette e un quarto, si sintonizzava sulla frequenza di Monteceneri, così diceva la scala parlante, cioè la radio della Svizzera Italiana che trasmetteva da Lugano. A quell'ora il radiogiornale apriva immancabilmente con le notizie da Roma, un corrispondente, che poi era un giornalista italiano la sui firma appariva su un quotidiano nazionale, dava conto degli avvenimenti della giornata, soprattutto di ciò che la RAI non riportava.

Ancora qualche anno e, nell'estate del 1975, la Corte Costituzionale avrebbe sancito la nascita delle radio private in ambito locale. In poco tempo le notizie avrebbero inondato gli italiani, e ascoltare una radio straniera per sapere cosa succedeva da noi non sarebbe più stato necessario.

(Nella foto, l'antenna della Radio della Svizzera Italiana negli anni Ottanta, a Cima di Dentro, sopra Monteceneri. Nel 1971 però la radio trasmetteva ancora dal vecchio impianto, di cui non sono state trovate foto).


martedì 5 gennaio 2021

Tre articoli

Pubblichiamo tre articoli su un avvenimento rapallese del 1908. I primi due sono del Lavoro di Genova, del 13 e 14 aprile 1908 (subito dopo le vicende rapallesi), il terzo del Mare del 1929.







venerdì 1 gennaio 2021

Quando i tunisini eravamo noi

 Dal Mare della primavera del 1930 un interessante articolo sull'emigrazione clandestina da Rapallo



Elenco Telefonico

 Dal Mare di novant'anni fa un elenco telefonico di Rapallo



domenica 14 ottobre 2018

I segni della guerra.

Sabato 13 ottobre si è aperta a Rapallo la mostra "I segni della guerra" organizzata dal comune, dedicata al centenario della fine della Prima Guerra Mondiale.
La sezione di Rapallo dell'Anmig ha partecipato attivamente alla mostra, con oltre venti documenti e oggetti che raccontano la sua nascita, nel 1921, e le sue prime attività. In particolare è stata esposta la prima bandiera sociale, del 1923, restaurata per l'occasione con il contributo del comune, e sono state esposte le schede degli invalidi e mutilati rapallesi della Grande Guerra. Le schede sono anche state digitalizzate e sono consultabili digitalmente sul sito:

https://archimera.comune.rapallo.ge.it/wp/

Per una rassegna fotografica della mostra



martedì 22 maggio 2018

Un'inondazione del 1822

Abbiamo trovato altri documenti sulla costruzione dell'Aurelia. A Levante vennero parzialmente demolite alcune case. Leggiamo in una lettera del 1822: “Il Supplicante Giovanni Battista Peirano fa parte dei disgraziati danificati nel paese di Rapallo a causa della strada carettiera che passa in essa, avendo una casa di due piani e fondi nel luogo detto Pozarello (dovrebbe essere presso la spiaggia delle Clarisse), che resta a fianco mediante un piccolo vico di quella del signor Pietro Battista Molfino della quale viene obligato a tagliare la muraglia di fronte nonostante che senza un tale demolimento vi siano da Levante palmi ventisette di strada netta di ogni impedimento e più palmi trenta a Ponente dove ha tagliato il fabricato del detto signor Molfino”.
Il Peirano sosteneva che la sua casa veniva danneggiata per risparmiare “un canto” del Molfino che già doveva essere demolito; per evitarlo la strada ha fatto una curva, scriveva, per la quale ora si deve danneggiare la sua casa. Chiedeva in sostanza che non facessero la curva e tagliassero l'angolo del Molfino.
Abbiamo anche una risposta, non firmata, nella quale apprendiamo che il Peirano si sbagliava, ma soprattutto che la casa del Molfino si trovava “secondo una nuova linea retta che va dal nuovo angolo occidentale del predetto edifizio Molfino all'estremità orientale del giardino appartenente al signor Raffo, il quale deve anche esso abbattere e rifarne il muro.”
Troviamo anche una lettera di Gio Batta Molfino (che dal tenore e dal nome non è il Molfino precedente), che scrive di essere “da quasi un anno spogliato di una casa di tre appartamenti avendo dovuto demolirla in brevissimo termine per ordine dell'autorità locale “restando ora senza un posto dove abitare e senza la rendita degli affitti delle case locate”. Chiedeva pertanto un anticipo di indennizzo. Sarà stata la casa dell'attuale piazza Cavour?
Anche le suore Clarisse non erano contente: in una istanza si lamentavano che “la nuova strada carrozzabile che attraversa il luogo di Rapallo porta via quella porzione del loro fabbricato che contiene il loro refettorio, la cucina e altri luoghi che sono necessari … alla loro Comunità”. Era pertanto necessario ricostruirli, ma al momento non avevano i soldi necessari, chiedevano quindi di avere un anticipo sugli indennizzi, appena saranno disponibili.

Ma ritorniamo al Boate e ai lavori per la sua sistemazione; evidentemente non erano serviti, perchè il sindaco, il 26 ottobre 1822, alle ore 7 di mattina, scriveva all'Intendente lamentando “lo stato attuale in cui trovasi questa città inondata lungo la sua estensione … fino alla battigia” , i dubbi sui lavori fatti erano fondati. Il 9 novembre successivo il sindaco, Molfino, trasmise all'Intendente la deliberazione della giunta con il progetto dei lavori da fare. Non sappiamo cosa poi venne fatto, le inondazioni sono comunque continuate fino ai nostri giorni.








sabato 5 maggio 2018

La costruzione dell'Aurelia a Rapallo

La costruzione della nuova via Aurelia che percorre la Riviera Ligure di Levante, iniziata durante l'Impero Francese venne poi completata dal governo sardo; per quanto riguarda Rapallo i lavori vennero eseguiti nel biennio 1819-1820. Per la città non furono indolori, come in tutte le opere pubbliche vi furono demolizioni di edifici per fare spazi alla nuova viabilità. Ma fu anche il momento per liberare Rapallo, i campi e l'abitato, dall'incubo alluvioni, con la regimentazione del Boate e del Cereghetta. Di recente all'Archivio di Stato di Genova ho trovato alcuni documenti di quegli anni, che per essere meglio compresi vanno confrontati con la piantina di Rapallo del Vinzoni, della seconda metà del XVIII secolo.
In una lettera al Sottointendente (l'Intendente aveva un titolo equivalente al Prefetto) dell'agosto 1818, il sindaco Agrifoglio chiedeva che i progetti, realizzati nei decenni precedenti per la regimentazione dei torrenti, e che in Comune non si trovavano fossero cercati e restituiti al Comune, in quanto sarebbero serviti al progettista della strada. Scriveva infatti che secondo le aspettative la “strada carrozzabile” avrebbe attraversato i torrenti Boate e Cereghetta (che nella pianta del Vinzoni scende fin quasi al mare), “i quali hanno già per più volte dannificato i terreni adiacenti, ed inondato il paese medesimo con i debordamenti”. Vennero fatti piani, scriveva Agiroffo, e al tempo del governo Francese tutto venne portato a Chiavari (che era sede del Dipartimento degli Appennini). Per cui ora chiedeva al Sottointendente di far eseguire tutte le ricerche per ritrovare i documenti “concernenti il Boate e Cereghetta di questo comune”.
Quando nel 1819 la strada arrivò a Rapallo, sul Boate non venne costruito un ponte ma un semplice guado, che dava problemi, se a settembre il sindaco scriveva che “ancor oggi sul mezzogiorno, e sono giorni di tempo buono, una carrozza è rimasta in mezzo al fango sino all'asse delle ruote”. Il lavoro per riparare la strada è gravoso, continuava il Sindaco, e il comune da solo non ce la può fare.
E veniamo alle demolizioni. Una delle case abbattute si trovava nell'attuale Piazza Garibaldi. Se si osserva la pianta del Vinzoni si vede una casa rettangolare in mezzo alla piazza, nella parte più ampia (di fronte alla pasticceria Canepa, per intendersi). La casa apparteneva a un certo Canezza, ed era affittata. C'è varia corrispondenza tra il comune e il Sottointendente, riguardo la cifra dell'indennità da dare al proprietario. C'è una lettera, sempre del sindaco Agrifoglio, del settembre 1820, nella quale quest'ultimo si dissocia dal prezzo stabilito, che era stato calcolato in base al valore degli affitti.
In un'altra lettera il sindaco si lamenta delle varie demolizioni subite dalla città. Anche se non se ne trova traccia nei documenti, dall'esame della pianta vinzoniana probabilmente un'altra casa venne abbattuta all'entrata a ponente dell'attuale piazza Cavour, e la parte centrale dell'attuale via Mazzini, lato nord, pare abbia dei portici, di cui non c'è memoria storica.
Nel 1819 Vittorio Emanuele I venne a visitare la Riviera di Levante. Fino a Rapallo venne in carrozza, poi proseguì a cavallo, segno che oltre non continuava, fino alla Spezia, ritornando su una feluca.
In un'altra lettera del 1820 si trova la spesa occorsa per la “nuova inalveazione ed arginatura di questo torrente Boate”, che ammontava a lire 4.000, che, a quanto parrebbe dal contenuto, venne suddiviso tra i proprietari cittadini.

martedì 7 gennaio 2014

Rapallo 1914


È il 2014 e tra qualche mese inizieranno i ricordi della Grande Guerra, iniziata giusto cent’anni fa. Ci siamo mai domandati come vivevano i nostri nonni, a Rapallo, nei primi anni del secolo  scorso? Proviamo ad attingere dai ricordi dei vecchi e cominciamo.
I bambini. Non c’erano mezzi anticoncezionali, ogni donna poteva avere dieci, dodici figli. Mia bisnonna (nata nel 1852) ne ebbe quattordici. Tutti questi bambini però avevano scarsissime cure. “Erano tenuti come i conigli”, diceva mia nonna (che era del 1893). Appena potevano, i genitori li mettevano a  lavorare. Su “Rapallesi e Rapallini” è apparsa un paio di  volte la fotografia di una giovane donna di Santa Maria con la figlia, entrambe sedute al pizzo a tombolo. Avete notato che la bambina è seduta su di un muretto, perché dalla sedia non arriverebbe al tombolo? Oltre ad essere scalza. Sempre mia nonna mi ricordava che all’età di cinque anni l’avevano mandata dalla maestra del tombolo, perché così, dicevano,  avrebbe imparato ad avere le dita svelte. D’inverno poi maschi e femmine in campagna raccoglievano olive. Da novembre a gennaio, febbraio. Con il freddo, l’umido…
A scuola andavano quando potevano. Ma a Rapallo la scuola come la intendiamo noi è arrivata solo negli anni Venti.  Vero che negli anni Ottanta dell’ottocento per legge era stata fissata l’istruzione obbligatoria fino alla seconda elementare, ma  i comuni, che avrebbero dovuto aprire le scuole e pagare i maestri, non se ne curavano. A San Pietro negli anni a cavallo del secolo (XIX e XX) la scuola era una grande classe unica con un maestro ( nella casa di Passo dietro il Coro dopo decenni dopo sarebbe stato il calzolaio).
Solo i più diligenti,  in genere le bambine, imparavano a leggere e scrivere.
Però la scuola era il primo luogo nel quale i ragazzi più grandi infierivano sui piccoli. Oggi sui giornali si leggono tanti articoli sul bullismo, cent’anni fa non solo era tollerato, ma i ragazzi erano spinti dalla famiglia a sbrigarsela da soli.
I ragazzi però  dovevano soprattutto  lavorare. In campagna voleva dire d’estate tagliare l’erba per il fieno, anche molto distante da casa. E poi caricarsi il fascio in spalla e portarlo a casa. C’era qualche teleferica, per questo. D’autunno le castagne e le olive, che continuavano per tutto l’inverno. Appena potevano, molti emigravano.  Chi non andava in America, all’inizio dell’estate partiva per la Provenza, tornava in autunno.
Che divertimenti avevano? I ragazzi formavano squadre, in genere una o più per frazione, con la quale affrontavano altre squadre a colpi di pietra. Le battaglie di pietre erano memorabili. Un mio avo vendette (nel 1870) un pezzo di terreno sotto l’Aurelia, a San Rocco, perché era sempre pieno di pietre.
Dopo i vent’anni, il matrimonio. Se i maschi potevano scegliersi la sposa, lo stesso non valeva per le donne. In gran parte dovevano sposare chi sceglieva la famiglia. Mia nonna, sempre la stessa, mi raccontava che quando mio nonno la chiese in sposa rispose: “Se va bene a mio padre va bene anche a me”. Il colloquio avvenne sul ponte in pietra di San Pietro.
Le donne che non si sposavano, perché nessuno le chiedeva o perché la famiglia non aveva i soldi per la dote, spesso si facevano suore, per non gravare sui genitori anziani, perché sole non potevano tirare avanti.
Ma vent’anni era anche l’età nella   quale tanti si ammalavano. La seconda metà dell’Ottocento ha visto una vera e propria epidemia di tubercolosi, che è durata fino al 1945, con l’arrivo degli antibiotici. Avete mai notato quanti giovani (sotto i 35 anni) ci sono nei cimiteri, deceduti fino al 1940? In gran parte erano morti di tbc. Cattiva e povera alimentazione, lavoro, si ammalavano facilmente e guarivano in pochi. Nessuno aveva i mezzi per andare a curarsi nei sanatori descritti da Thomas Mann nella Montagna Incantata.
E poi com’erano le condizioni igieniche delle nostre città? Mia madre, nata nel 1925, raccontava che via Venezia era impercorribile a causa della puzza dei pozzi neri, eppure in fondo alla strada c’era un pozzo d’acqua. Solo le case sulla spiaggia scaricavano in mare, le altre avevano la vasca sotto casa. La rete fognaria è arrivata dopo la seconda guerra mondiale.
La politica. Nel 1882 era stato introdotto il suffragio universale maschile, limitato a chi aveva completato il ciclo della scuola dell’obbligo o comunque dimostrava di saper leggere e scrivere.
L’unico seggio elettorale era in comune. Il consiglio comunale era di una trentina di membri,  le frazioni eleggevano  uno o più consiglieri. San Pietro nei primi anni del novecento ne aveva uno, ma nel 1911 ne elesse due (uno era mio nonno). Nel 1889  i votanti, alle comunali, erano stati un migliaio, pari al 15 per cento della popolazione, che era di poco più di seimila abitanti.
La lotta politica era aspra come adesso. Proviamo a leggere cosa scriveva il Giornale di Genova (giornale liberale di sinistra) quando nel 1891 il sindaco Prandoni venne dichiarato decaduto e il comune commissariato. E leggiamo gli articoli politici cittadini degli stessi anni che uscivano sull’Eco di Chiavari. Dove il dileggio di una parte verso l’altra era la norma."...la parte eletta e colta della società è sempre stata ed è liberale.", è del 1892.
Quando vediamo le fotografie di Rapallo nei primi anni del Secolo, pensiamo a quante ragazze erano nelle Clarisse contro la loro volontà, ma avevano preso il velo per necessità, a quanti giovani ammalati erano  in quelle case sul mare, a com’erano inquinati (di liquami) i corsi d’acqua, piccoli e grandi, che sfociavano nel nostro golfo.
Ricordiamo anche quant’era la distanza, mentale e culturale, tra chi abitava a Rapallo e a Genova. I pochi rapallesi che hanno partecipato alle spedizioni garibaldine, certamente volontari, erano persone che erano già migrati in precedenza verso Genova, verso Livorno, imbarcati sulle navi. Che avevano abbandonato un paese che era fuori dalla storia.
Un esempio: nel 1857 Benedetto Pendola, vent’anni, lasciò San Maurizio di Monti per l’America del Nord. Probabilmente quando arrivò a Genova sulla strada per l’America  incontrò il coetaneo Giovanni Pendola, nato a Genova ma il cui padre frequentava San Maurizio. Giovanni era mazziniano, il 5 maggio del 1860 si imbarcò con Garibaldi per la Sicilia.  Negli anni seguenti fu un attivo partecipante della vita pubblica genovese. Era un cittadino, sapeva di avere dei diritti, e come tale si comportava. La distanza, mentale e culturale, tra i due era enorme.
Solo diversi anni dopo Benedetto, diventato nel frattempo di cittadino di Reno (Nevada) e poi di Visalia (California), l’avrebbe colmata.   

mercoledì 15 febbraio 2012

Segretario stipendiato?

In questi giorni leggiamo sulla stampa la conferma di quanto si immaginava da tempo: che il segretario di federazione del PD è regolarmente stipendiato dal partito. Sul Secolo XIX di ieri e di oggi abbiamo letto l'ammontare, e sempre sul Secolo di oggi abbiamo letto le stupefacenti ammissioni di Tullo "...come se non fosse previsto dallo statuto". Onestamente, benchè iscritti al PD dalla sua nascita, non avevamo letto tutto lo statuto. Avevamo letto, certo, il codice etico, e cercato di osservarlo...
Ma ora, con la conferma che il segretario di federazione è stipendiato, si comprendono anche certi atteggiamenti dei segretari, cercano solo di difendere il proprio posto di lavoro. Come dipendenti di una qualunque fabbrica in crisi, come impiegati di Fincantieri, anch'essi difendono il loro stipendio.
Li capiamo e li comprendiamo, ma la politica - se è così - andremo a farla da un'altra parte. Dove il segretario si occupa del partito nel tempo che sottrae al lavoro, al tempo libero, alla famiglia; e - soprattutto - dove è libero di mandare tutti a quel paese, se è il caso. Senza preoccuparsi dell'accredito del 27.

domenica 19 giugno 2011

Spadolini, trent'anni dopo

Il Sole 24 Ore di questa domenica ricorda che sono trent'anni dal primo governo Spadolini, entrato in carica il 28 giugno 1981. Trent'anni, quasi una vita! Ricordo molto bene quel giorno. Mi trovavo sopra Borzonasca, nella casa di campagna di vecchio repubblicano di Santa Margherita Ligure, Tito, insieme ad altri amici repubblicani della stessa città. Ne cito qualcuno: Franco, Daniele, Massimo... Mentre eravamo a tavola la televisione, un vecchio televisore in bianco e nero, mostrava le immagini del giuramento del nuovo governo. Franco, il più politico del gruppo, in seguito sarebbe stato più volte assessore della sua città, non staccava gli occhi dall'apparecchio, e ci rimproverava, noi giovani amici, che invece non davamo particolare importanza al momento.

In seguito ne avremmo avvertito l'importanza. I giornali davano risalto al primo laico arrivato a palazzo Chigi dopo Parri, che l'aveva l'asciato nel lontano dicembre 1945. Ma l'importanza nei mesi e negli anni seguenti non si sarebbe limitata a questo, anzi. La lotta al terrorismo, che già si manifestava come fenomeno mondiale (ricordate Settembre Nero?), all'inflazione, alla corruzione (la P2 era stata scoperta da poco), la fedeltà ai valori occidentali, furono tutti elementi che pemearono il lavoro del governo negli anni del suo incarico.

Fu proprio per la politica estera che Spadolini nella primavera seguente, rassegnò le dimissioni. La guerra della Falklands esigeva scelte di campo, e nel governo e in Parlamento c'era chi voleva schierarsi con i golpisti argentini, gli assassini dei desaparecidos. Spadolini riebbe l'incarico, ma il secondo governo non ebbe lo slancio del primo.

In seguito Spadolini fu a lungo ministro della difesa, sempre restando segretario del Partito Repubblicano, e come tale venne a Rapallo nel settembre del 1986.

Non gli sarebbe restato molto da vivere (si spense a Roma nel 1994), e in molti è rimasto il rimpianto per chi (già professore universitario e direttore del Corriere della Sera) era entrato in politica per passione. E ricordano che gli stessi punti che caratterizzarono il suo governo sono ancora validi oggi.


venerdì 17 giugno 2011

La Rossa e il Garibaldino

Un reduce garibaldino abbandona Genova durante l'epidemia di colera e si rifugia sulla collina rapallese; conosce Maria, una contadina, e in breve iniziano una vita in comune.
Maria però non è una persona comune, ha ereditato da suo padre la medicina tradizionale magica.
La convivenza si rivela presto difficile ...
Il racconto si sviluppa raccontando la tradizionale vita in campagna, la raccolta delle olive e il frantoio, il taglio del fieno e le castagne. Si incrocia con le prime battaglie nella politica rapallese, tra liberali e cattolici.
Ma soprattutto riporta l'aspetto magico della Liguria contadina, finora rimasto nei testi specialistici, con un linguaggio scarno e antico.

domenica 8 agosto 2010

Il coprifuoco a Rapallo

Ci sono trecento abitanti di Rapallo che dalla scorsa primavera vivono con il coprifuoco: a casa alle 20,30 di sera, e fino alle 6 della mattina dopo. Il coprifuoco è sospeso il sabato sera, mentre la domenica comincia solo alle 22,30. E' stato sospeso qualche giorno in occasione delle feste di Luglio.

Pensiamo a cosa vuol dire: vita sociale compromessa (nessuna partecipazione a cene, incontri serali, presentazioni), ritorno tardivo dal lavoro precluso, partenze mattiniere impossibili. I pendolari devono sperare che i treni non facciano le bizze.

Secondo le previsioni, il coprifuoco dovrebbe durare fino a settembre.

Ci riferiamo, è chiaro, a Sant'Andrea di Foggia, dove, per i lavori stradali, la strada di accesso la notte è chiusa, e alle sue propaggini sulla montagna di Arbocò e Chignero.

Quello che meraviglia, ed è per quello che ne scriviamo, è che fino a questo momento non ci risulta nessuna protesta, lettera aperta, comitato ad hoc. Trecento persone non sono poche, certo, ci sono gli anziani, che vanno a letto con le galline, i bambini, ma, gli altri?

Sarà perchè i trecento sono consapevoli dell'importanza dei lavori e accettano stoicamente i disagi? E' possibile, e se è così ci rallegriamo del senso civico di questi nostri concittadini.

Però noi, che ormai abbiamo i capelli bianchi, ricordiamo cosa diceva un politico sei volte presidente del Consiglio: che a pensar male qualche volta ci si azzecca.

Foggia è un baluardo del moderatismo politico rapallese. Da sempre. Nell'immediato dopoguerra si raccontava di un abitante che si era candidato alle elezioni comunali in una lista civica, prese una sola preferenza, la sua. Non lo aveva votato neanche la moglie.

Alle ultime regionali su circa 150 votanti, a Sant'Andrea di Foggia il PD ha avuto 11 voti, il resto è stato raccolto dal Centro Destra, o da una lista del centro-sinistra, che però a Rapallo fa capo a persone della maggioranza comunale.

Noi pensiamo che il controllo del territorio abbia sterilizzato ogni protesta.

Non vorremmo che il destino di Foggia sia il prossimo destino di Rapallo.



lunedì 29 marzo 2010

Elezioni: a Rapallo crolla il PD.

I dati di questo pomeriggio sono chiari, il PD, con i suoi 2049 voti, pari al 14,64%, ha perso esattamente un terzo dei voti che aveva preso lo scorso giugno alle elezioni europee (3067, 21%). Ha fatto ben peggio di Chiavari, dove l'emoraggia si è fermata a 2890 voti, 21% (contro 3398 voti, 24% a giugno), o a Sestri Levante, dove ha preso 3031 voti, 32% (3454 e 34% a giugno).
Dove sono andati i voti: in gran parte nella lista personale di Burlando, che a Rapallo ha totalizzato 1800 voti, 13%; a Chiavari e a Sestri Levante invece la lista ha preso ben poco, tra il 2 e il 3% (cioè sui 300 voti in entrambe le città).
Merito (o colpa) quindi di Capurro che correva proprio con la lista del presidente? Può darsi, e però vorrebbe dire che alla fine la lista ha preso i voti sempre all'interno del centro sinistra, quindi ha attratto poco tra indecisi, incerti e del centro destra.
Ma probabilmente anche merito (o colpa) della scarsa visibilità che il PD ha avuto in questa campagna elettorale, quasi si accontentasse che qualcuno (Capurro) portasse voti a Burlando, dimenticando il primo dovere di un militante di un partito, è cioè cercare di conquistare i più voti possibili alla propria lista.

domenica 7 marzo 2010

Legalità vo' cercando...

Il paese delle troppe leggi? Forse. il Paese della legalità, parrebbe no di certo. Due notizie, ampiamente commentate e scollegate, se lette assieme danno un'idea sconcertante della legalità nel nostro Paese.
La prima, le liste PDL e Formigoni, riammesse con decreto ad personam. Quando la legalità è stata violata, si modifica la legge. Intendiamoci, giusto politicamente riammettere almeno il listino a Milano, ma l'impressione è che per molti le leggi siano lacci e lacciuoli da tagliare, evitare.
La seconda, la regione Liguria che presta assistenza legale al pendolare che ha bloccato il treno. Anche qua, sono un pendolare anch'io, si comprende perfettamente la rabbia dell'uomo, e l'impotenza dell'ente a dialogare con i vertici di Trenitalia. La Regione vuole dare il segnale che è con i pendolari, specialmente in periodo elettorale. Però il segnale è anche che le leggi possono essere aggirate, violate, che se si ha un valido motivo si possono bloccare i treni.
E' un percorso scivoloso: lo stato di diritto si è affermato nella penisola a partire dalla Lombardia asburgica settecentesca. E' lo stato di diritto che salvaguardia i deboli contro i forti, i cittadini contro lo Stato. Guai al Paese dove lo stato di diritto viene vissuto come un laccio e un lacciuolo da tagliare.

sabato 8 agosto 2009

Io voto Ignazio Marino

http://www.pdrapallo.it/index.php/primarie-2009/629-perche-voto-francesco-marino.html

domenica 5 luglio 2009

Una tradizione unica?

Il Sindaco di Rapallo, scrivendo qualche tempo fa su Rapallo Notizie a proposito delle feste di Montallegro, ha scritto “intendo ribadire il concetto forte della tradizione come memoria e ricordo,guardando però anche al futuro ed alle innovazioni che Rapallo merita”. Continuando "ribadisco con forza che è la festa di tutta la città, indistintamente, dei nati a Rapallo, di coloro che vi abitano e dei turisti”. Per concludere che l'amministrazione civica intende portare l'insegnamento della tradizione nelle scuole cittadine.

Possiamo osservare che nella sua intervista il Sindaco identifica la comunità cittadina come un corpo unico e indefinito, il cui futuro deve essere indissolubilmente legato al ricordo e alla tradizione di Montallegro. Così dicendo dimostra di aderire alle teorie del “comunitarismo”, movimento filosofico da qualche decina d'anni diffuso anche nel nostro Paese, il cui più noto epigone è senz'altro Marcello Veneziani, che gli dedicò un libretto.

Cancella però con poche parole tutta la grande tradizione europea ed occidentale, l'illuminismo e il liberalismo, per i quali gli uomini sono portatori di doveri e di diritti individuali.

Non è certamente solo, neanche a Rapallo, e proprio su questo sito ne leggiamo un altro esempio (nell'articolo dedicato alla festa di San Pietro).

Ma noi sappiamo che non è così, che le nostre società sono, e sono sempre state, articolate, con storie e tradizioni differenti, che si intersecano e si dividono. E allora diciamo chiaramente che anche a Rapallo, ci sono state feste e celebrazioni popolari, con fuochi d'artificio e quant'altro si usa per far festa. Celebrazioni poi, per le vicende della storia, scomparse.

Montallegro è una storia di una parte di Rapallo, maggioritaria certamente, che in una piccola città com'era fino a cinquant'anni fa poteva anche apparire “di tutti”. Ma le migrazioni interne prima, e ora esterne, hanno portato nuove persone, nuove confessioni religiose. A un protestante, e a Rapallo ce ne sono, come spieghiamo l'apparizione?

E' per questo che nelle scuole, piuttosto che una storia che divide, si deve insegnare il nostro patrimonio comune della civiltà europea, illuminista, democratica e soprattutto tollerante.

lunedì 27 aprile 2009

Ich bin ein Berliner!

da Repubblica di oggi.

BERLINO - La laica capitale tedesca ha detto no alla pari dignità dell'ora di religione. Il risultato del referendum tenutosi ieri, secondo i dati non ancora ufficiali ma già quasi definitivi, suona anche come una chiara sconfitta per la Cancelliera Angela Merkel, che pochi giorni fa si era schierata di persona a favore del sì. Gli stessi promotori della consultazione popolare ieri sera hanno ammesso la sconfitta. Il referendum, indetto dopo una raccolta di firme di "Pro Reli", organizzazione sostenuta dalle chiese e dalla Cdu (il partito della cancelliera) chiedeva ai berlinesi se volevano ripristinare la pari dignità dell'ora di religione con la lezione di etica. Attualmente a Berlino - capitale, ma anche città-Stato, uno dei sedici Bundeslaender - diversamente da altrove in Germania, l'etica è materia obbligatoria mentre la religione è disciplina facoltativa: chi la sceglie deve fare un'ora in più. La partecipazione al voto è stata bassissima, del 28,2% circa. E già; questo indicava fin dal primo pomeriggio un consenso insufficiente all'iniziativa del movimento pro-religione. Poco dopo le 20, in base al conto del 96% dei voti espressi, il no alla pari dignità dell'ora di religione raggiungeva il 51,3, contro il 48,5 dei sì. Sono andati a votare appena 710 mila sui circa 2,4 milioni di aventi diritto al voto a Berlino. Questo vuol dire che, rispetto al totale del corpo elettorale nella città, i sì all'ora di religione sono soltanto il 13,7% . Molto meno del 25% dei sì che la legge avrebbe richiesto per una loro vittoria, anche se i sì fossero stati in vantaggio. Il risultato del referendum di ieri è importante per almeno due motivi, nella Germania e nell'Europa di oggi. Primo, perchè Berlino riunificata conferma la vocazione di città più laica e più decisa alla separazione tra Fede e pubblici poteri in tutta la Repubblica federale. Secondo ma non ultimo, perchè a pochi mesi dalle elezioni politiche federali, previste per fine settembre, la CduCsu , pur essendo in schiacciante vantaggio nei sondaggi rispetto alla socialdemocrazia, Spd, sua alleata nella Grande Coalizione ma rivale alle legislative, appare su alcuni temi specifici non imbattibile e non invulnerabile.

sabato 25 aprile 2009

25 aprile 2009

Ogni città ha celebrato il suo 25 aprile, anche Rapallo. Noi però pubblichiamo la foto di Porta San paolo, a Roma, dove il 9 settembre 1943 soldati e civili si sono opposti ai tedeschi. Alla manifestazione ha partecipato la Libero Pensiero Giordano Bruno, nella foto la vicepresidentessa M.Mantello.

giovedì 18 dicembre 2008

Ancora treni

A proposito del mese gratis per gli abbonati liguri: questa mattina un signore, pendolare come me, ha chiesto al giovane controllore se allo scadere dell'abbonamento annuale avrà anche lui diritto al mese gratis. "Non so nulla" è stata la risposta. E quando gli ho detto che la delibera della Regione si riferiva anche a quel caso mi ha risposto che hanno disposizioni solo per il mese di dicembre.
Speriamo che dopo il clamore di fine novembre, con il nuovo anno e il cadenzamento delle scadenze per tutto il 2009, chi ha l'annuale non si veda beffato.

sabato 13 dicembre 2008

Le iniziazioni sono veramente finite?

Sull'ultimo numero della rivista della parrocchia di Sant'Anna un articolo definisce l'iniziazione come tipica delle società arcaiche. In realtà le iniziazioni non sono sparite, hanno semplicemente cambiato denominazione. Cosa sono infatti la cresima, la prima comunione, il Bar-Mitzvà per gli ebrei, se non riti di iniziazione all'età adulta? Ed è iniziazione la stessa ordinazione sacerdotale, difatti il diacono prono di fronte all'altare era già un momento iniziatico in altre culture precedenti.
Noi occidentali abbiamo dimenticato i riti precristiani perchè il cristianesimo ha duemila anni di storia, ma i sud-americani, dove il cristianesimo è arrivato solo cinquecento anni fa, quando una ragazza raggiunge i 15 anni festeggiano la "quincenera", che altro non è che un rito sopravvisuto.